Quello che (non) ho

La parola che indico è: Carla.

Carla, è una bambina tanto graziosa quanto dispettosa. Nata nel 1957. Nelle foto non appare mai senza il broncio. Mia nonna mi racconta sempre che fa’ la cattiva con sua sorella di 7 anni più grande. Carla ha due sorelle Giovanna e Sabrina, una di 7 e una di 2 anni. Carla quando va a svegliare la sorellona le tira le scarpe. Carla è la mia piccola zia. Purtroppo un giorno mentre giocava ha avuto un incidente ed è morta il giorno dopo in ospedale. Aveva problemi al suo piccolo cuore. Carla è la bimba dalla quale ho rubato il nome. Carla mi piace pensare che sia il mio angelo custode. Ciao, Zia!

Carlo Gentili

Posted in Le mie recenzioni | Leave a comment

10/11/11 Frazione Handicap – ANIME DI CARTONE – Pinocchio + GIOCO

 

——— — ———
www.frazionehandicapblog.wordpress.com
OGNI GIOVEDÌ POMERIGGIO DALLE 17.00/1730
Programma trasmesso su: www.radioliberatutti.it
——— — ———

[POST PUNTATA

10/11/11 Frazione Handicap – ANIME DI CARTONE – Pinocchio + GIOCO 

Oggi riprende la nostra rubrica Anime di Cartone tramite la quale la scorsa stagione abbiamo ripercorso con voi parte della nostra infanzia rievocando i cartoni animati.

Continueremo anche quest’anno a tenervi compagnia con questo percorso nel mondo dell’animazione.

La scorsa stagione ci lasciammo con una fiaba: in gioco c’erano una fanciulla, una mela avvelenata ed una matrigna.

Oggi invece parleremo sempre di una storia che Carlo Collodi scrisse nel lontano 1884 e che la Disney  produsse nel 1940. Il titolo del libro scritto nel 1884 è “ Le avventure di Pinocchio”; la casa di produzione americana ha deciso di intitolare la sua pellicola di animazione solamente con il nome del protagonista: Pinocchio.

Pinocchio è un burattino di legno modellato su un pezzo di pino magico che prende vita. Questo burattino si rivela ben presto un monello: non prende ordini da nessuno, neanche da suo padre Geppetto.

Oltre al suo babbo Geppetto Pinocchio viene a contatto con altri personaggi quali: il Gatto e la Volpe, Lucignolo, la Fata dai capelli turchini, Mangiafuoco ed il Grillo Parlante. Questi sono i personaggi che Disney fa ruotare nel celebre film di animazione escludendo così quei personaggi che, seppur minori e secondari, formano il collante perfetto di questo splendido quanto educativo racconto.

Proviamo ad analizzarlo: nel libro comincia tutto quando Mastro Ciliegia si sbarazza di un pezzo di pino particolare, che nel film è omesso. Il racconto scritto continua con Pinocchio che esce dalla misera casa di suo padre ed al rientro non trova nessuno.

Suo padre è uscito per cercarlo. La casa sembra silenziosa; tutto ad un tratto, però, il nostro protagonista percepisce una voce che lo rimprovera: quella del saggio Grillo Parlante che nel film, oltre ad aiutare l’attore principale, ci introduce nella storia e rimane con noi fino alla fine.

Nel manoscritto, invece, questo personaggio ha vita breve, infatti viene subito ucciso da Pinocchio. Ucciso il grillo, l’amico ha fame e non c’è nulla da mangiare, così l’affamato si mette in cerca di qualcosa di commestibile e lo fa fuori di casa, ma i vicini non lo ascoltano e per giunta gli tirano una secchiata d’acqua, così zuppo e affranto tona a casa e si addormenta con i piedi sul bracere sul quale si era poggiato per provare un po’ di sollievo e riscaldarsi un tantino. Quando suo padre Geppetto torna a casa, dopo aver scontato la sua pena in carcere, trova il ragazzo briccone affamato e con i piedi bruciati. Così ricostruisce i piedi al burattino e lo sfama con tre pere.

Nella pellicola c’è la scena in cui il burattino prende fuoco, ma è del tutto rivisitata in quanto Pinocchio non si brucia completamente, ma gli prende fuoco solo un dito a causa della fiamma di una candela.

Pinocchio promette, da questo momento in poi, che non disobbedirà più, tanto che Geppetto vende anche la giacca, nonostante sia inverno, per comprare un abbecedario al suo amore.

La sua promessa, però, viene subito infranta quando, mentre va a scuola, viene distratto da una ghiotta attrazione: il Gran Teatro dei burattini. Ora Pinocchio, che non ha soldi, decide di marinare la scuola; vende l’abbecedario per comperare il biglietto ed assistere allo spettacolo organizzato dal mastro burattinaio Mangiafuoco.

Nel cartone il particolare in cui il nostro amico vende il libro, che Geppetto gli aveva comprato, rinunciando così al flebile tepore della sua giacca, non viene messo troppo in rilievo ed a portare Pinocchio da Mangiafuoco sono il Gatto e la Volpe, che con la loro dialettica, aggirano il nostro sventurato amico.

Quando si trova nel Gran Teatro Pinocchio, attirato da tale spettacolo, partecipa direttamente, richiamando l’attenzione di Mangiafuoco, tanto da fargli pensare di rimpiazzare uno dei suoi burattini con lui. Quest’ultimo però, intenerito dall’animo candido del nostro amico, decide di lasciarlo libero dandogli anche cinque monete d’oro.

Anche questo particolare non è ben visto dalla Disney, la quale fa donare a Pinocchio un vecchio bullone e lo fa rinchiudere in una gabbia dove viene trovato e liberato dalla Fatina. Dopo essere stato liberato, quindi, il nostro amico incontra di nuovo il Gatto e la Volpe, che gli consigliano di andare nel Paese dei Balocchi.

Le due scene del Gatto e la Volpe non fanno fede al testo originale, dove si parla di due ruba galline che aggirano il burattino per toglierli i cinque soldi, che Mangiafuoco gli aveva dato per poi impiccarlo ad un albero. Solamente qui, nel libro, interviene la bambina dai capelli turchini, la quale porta il burattino a casa con sé. Qui c’è la Lumachina che presta servizio in casa della Fata.

Questo personaggio non viene citato da Disney, come non viene citata la morte della bambina che impersonifica la Fata. La bambina fatata deve dare una medicina amarissima a Pinocchio, che dapprima non vuole prenderla, ma quando la piccola prospetta al burattino malato che sarebbe morto se non l’avesse presa, Pinocchio ci ripensa e la inghiotte.

Per la Disney la Fata scende dalla stella dei desideri, dopo che Geppetto, all’inizio del film,le si rivolge dicendo:

“stellina fatata, d’argento amantata, che brilli nel cielo, fai in modo che il sogno si avveri”.

Il desiderio, che il povero uomo esprime, è quello di far diventare Pinocchio un bambino vero. Quando il giovane Pinocchio si trova nel Paese dei Balocchi con il suo amico Lucignolo, nel film conosciuto sulla corriera che li accompagna nel Paese dei Balocchi, capisce di aver sbagliato e va in cerca di suo padre. Il Paese dei Balocchi è un luogo, in cui i personaggi giocano fino a quando non diventano asini veri e propri.

Nel racconto di Collodi gli amici di Pinocchio sono di più per il semplice fatto che il burattino, dopo essere stato salvato dalla bambina fatata, prova ad andare a scuola, ma quando Lucignolo gli propone di andare nel Paese dei Balocchi, non ci pensa due volte.

Quando però si trasforma in asino, il padrone di questo paese si rivela un tiranno che attirava i bimbi con i divertimenti, per trasformarli in asini e buttarli a mare, in modo da poter conciare le loro pelli.

Il burattino però si salva perché lo inghiotte un pescecane che nel film animato diventa una balena. Dentro lo stomaco di questi animali Pinocchio si ricongiunge con suo padre e, dopo essere usciti dal ventre dell’animale, tornano insieme a casa, dove Pinocchio si trasforma in un bambino vero.

E’ arrivato il momento dei saluti, prima però manderemo in onda, come è consuetudine, lo spezzone di sigla che vi invitiamo ad indovinare e a scrivere la vostra risposta a : info.frazionehandicap@gmail.com o sul nostro profilo facebook.

Nel film mancano anche altri particolari: vi invitiamo a scovarli, in palio c’è un Gadget da non perdere: la spilla con il logo della nostra trasmissione. Quindi affrettatevi a scriverci sul nostro blog, profilo Facebook oppure alla nostra casella e-mail.

Questo è tutto, cari ascoltatori, a risentirci come sempre il prossimo giovedì con Frazione Handicap dalle ore 17:00.

Posted in Le mie recenzioni | Leave a comment

07/07/11 Frazione Handicap – ANIME DI CARTONE – Biancaneve

 

——— — ———
www.frazionehandicapblog.wordpress.com
OGNI GIOVEDÌ POMERIGGIO DALLE 17.00/1730
Programma trasmesso su: www.radioliberatutti.it
——— — ———

[POST PUNTATA

07/07/11 Frazione Handicap – ANIME DI CARTONE – Biancaneve

Ben trovati amici ed amiche di Frazione Handicap.

Con la puntata di oggi vogliamo parlare di una delle fiabe a noi più care e che ha fatto la storia dei cartoni animati e che ancora oggi è più che mai attuale e presente nella testa e nel cuore di grandi e piccini: Biancaneve e i sette nani.

Quanti di voi sanno da quale mente è stata realizzata questa fiaba e quando è stata scritta? A questa domanda come ad altre cercheremo, nel nostro piccolo, di dare delle risposte. Molti di voi penseranno di avere questa risposta e diranno: “Walt Disney”!

Questa storia è stata scritta dai fratelli Grimm nel 1812 come molte altre stupende realizzazioni di questi due fratelli, Jacob e Wilhelm, ad esempio Il Principe Ranocchio, Raperonzolo ed Hansel e Gretel. Walt Disney ha solo prodotto il lungometraggio animato nel 1937.

La storia si articola così: un giorno una regina, intenta a cucire vicino ad una foresta sulla neve, si punge un dito e guardando il sangue su di essa, desidera di avere una figlia con i capelli scuri come l’ebano, la pelle bianca come la neve e le labbra rosse come il sangue; dopo qualche tempo riceve in dono una figlia, a cui da il nome Biancaneve, ma muore nel darla alla luce e il padre, per il bene della figlia si risposa per poterle dare una figura materna. Ma la storia racconta della seconda moglie del re, una bellissima donna che possedeva uno specchio magico, che, invidiosa della bellezza della giovane figliastra Biancaneve, incarica un cacciatore di portare la ragazza nel bosco, ucciderla e riportarle i polmoni e il fegato (il cuore in alcune versioni) come prova della conclusione del suo compito. Il cacciatore, però, impietosito dall’implorare della fanciulla e dalla sua bellezza, decide di lasciarla nel bosco e di uccidere un cinghiale, portando alla regina gli organi di questo animale, convinto che comunque Biancaneve verrà uccisa da qualche belva feroce. La regina, dopo aver ricevuto il fegato ed i polmoni, li mangia, convinta che siano quelli della figliastra. La piccola Biancaneve, dopo aver vagato per un po’ nel bosco, si imbatte in una casa costruita proprio nel cuore della foresta e nella quale abitano sette nani-minatori, che lavorano in una vicina miniera per guadagnarsi da vivere. La casa è vuota e Biancaneve, affamata e stanca, si nutre con parte del cibo e del vino già preparato dai nani, prendendone un poco di ogni porzione, per poi addormentarsi nell’unico dei sette letti della sua misura. I nani, dopo un primo attimo di sgomento per l’intrusione, sono ben felici di ospitare la dolce Biancaneve, che in cambio li accudisce nelle faccende domestiche. La vita scorre tranquilla fino a che la regina cattiva, grazie allo specchio fatato, scopre che la ragazza è viva e in salute. La regina, travestendosi da vecchia venditrice, cerca per due volte di uccidere Biancaneve, prima stringendole una cintura in vita fino a toglierle il respiro, poi con un pettine avvelenato. In entrambi i casi la giovane viene però salvata dall’intervento dei nani, che riescono a farle riprendere i sensi, ammonendola ogni volta di non far entrare nessuno in casa. A questo punto la regina, travestita da vecchia contadina e venditrice di frutta, si avvia nuovamente verso la casa dei nani per far assaggiare a Biancaneve una mela avvelenata. Per convincere Biancaneve ad accettare per lo meno una mela in dono la taglia in due, assaggiando la metà che non era avvelenata. Biancaneve al primo morso della parte avvelenata, cade in uno stato di morte apparente da cui nessuno degli sforzi compiuti dai nani riesce a svegliarla. Gli stessi nani, convinti che sia morta, la pongono in una bara di cristallo e la sistemano sulla cima di una collina in mezzo al bosco. Per molto tempo Biancaneve resta vegliata dai nani finché un giorno non viene notata da un principe che passava di lì. Il principe, vorrebbe portarla nel suo castello, per poterla ammirare ed onorare per tutti i giorni della sua vita. Dopo molte insistenze i nani, impietositi dai sentimenti del giovane, acconsentono alla sua richiesta. Avviene però che uno dei servitori del principe, arrivati per trasportare la bara al castello, inciampi su di una radice sporgente, facendo cadere la bara giù per il fianco della collina. Durante la caduta esce dalla bocca di Biancaneve il boccone di mela avvelenato e così la ragazza si risveglia. Biancaneve s’innamora subito del principe e così vengono organizzate le nozze a cui viene invitata anche la matrigna di Biancaneve. Questa, che non conosceva il nome della sposa, ma era stata avvertita dallo specchio che era più bella di lei, rimane impietrita riconoscendo Biancaneve. Nel frattempo erano state fatte arroventare sulle braci due scarpe di ferro che la strega viene costretta ad indossare. A causa del dolore procuratole dalle calzature incandescenti la strega è costretta a ballare finché cade a terra, morta. In un’altra versione il finale è diverso: la matrigna, giunta al castello, rimane stupita. Riavutasi dalla sorpresa tenta di fuggire, ma i presenti chiedono al re di punirla. Così, vestita di cenci e dimenticata, vive a lungo in un carcere oscuro. Solo Biancaneve si reca spesso a darle conforto, poiché i buoni non conoscono l’odio. (Da: “Tutte le fiabe” – Enciclopedia della fantasia – Vol. I – Fratelli Fabbri Ed., 1962).

Da questo capolavoro in versione letteraria la penna del folto team di sceneggiatori composto da Dorothy Ann Blank, Richard Creedon, Merrill De Maris, Otto Englander, Earl Hurd, Dick Rickard, Ted Sears e Webb Smith ha creato il film animato diretto da David Hand, prodotto dalla Disney e distribuito dalla RKO Radio Pictures. Elemento originale della versione Disney fu la caratterizzazione dei personaggi e in particolare dei sette nani, ad ognuno dei quali fu dato un nome e dei tratti caratteriali distintivi. Nella traduzione italiana: Brontolo, Cucciolo, Dotto, Eolo, Gongolo, Mammolo, Pisolo.

Il film si discosta dalla fiaba dei fratelli Grimm perché Biancaneve si risveglia dal sonno con un bacio del Principe Azzurro e anche per la fine di Grimilde, matrigna strega maligna, che vede la sua morte cadendo in  un dirupo inseguita dai sette nani, dopo che ha incontrato solo una volta Biancaneve. 

Sempre nel 1937 in alcuni giornali statunitensi, con le Slly Symphonies vengono pubblicate, sotto forma di fumetto, varie puntate dell’intera favola. In Italia ne uscirono varie versioni a fumetti. il primo a presentarla fu Federico Pedrocchi.

Dal 1812  ci fu un vero e proprio trambusto nella storia di questa incantevole fanciulla, infatti dopo l’animazione della Disney e la relativa storia a fumetti in Italia i fumettisti si sbizzarrirono e la storia acquistò nuove fattezze e nuovi personaggi e Federico Pedrocchi realizzò per primo un fumetto dal titolo “ I sette nani buoni contro i sette nani cattivi”.

In questi fumetti si eclissa in qualche modo la figura di Cucciolo, il nano che non parla e si esprime a smorfie.

Per ritrovare il piccolino dobbiamo attendere il ’49 con il fumetto “L’inferno di Topolino” edito sulle pagine di Topolino realizzato da Guido Martina e Angelo Bioletto. Proprio Martina rilancia tutto il microcosmo di Biancaneve. Quando la Mondadori nel 1953, il giovane Scarpa, che prima di essere assunto fu messo alla prova con i difficili personaggi del film, realizzerà “Biancaneve e Verde Fiamma”, sceneggiata proprio da Martina. L’esperienza di Romano Scarpa si può notare dal suo tratto influenzato dalle animazioni Disney.

Questo fu l’inizio di una saga che durò fino al 1997 che vide protagonisti personaggi del lungometraggio animato. Gli ultimi disegnatori furono i Maestri Disney come Giovan Battista Carpire, Luciano Bottaro e Luciano Gatto. Quest’ultimo lavora ancora per il settimanale Topolino.

Ci furono altri fumettisti non legati alla Disney che produssero la fiaba rivisitandone il contenuto; ad esempio Renzo Barbieri e Rubino Ventura fecero una storia incentrata sulla seduzione di Biancaneve che fu edita dalla Edifumetto e si snodava nell’arco di 94 fumetti suddivisi in quattro serie. Questo avvento del 1972 vide un grande boom di vendite ed i disegni furono di Leone Frollo.

Un’altra serie piuttosto crudele redatta da Alberto Breccia e Calos Trillo fu pubblicata nella serie “Chi ha paura delle fiabe?”.

Altra fiaba a fumetti la realizzò Kaori Yuki per il manga Ludwing Kakumei, in questo remake a morire sono i nani, uno dopo l’altro nel tentativo di difendere la bellissima ma altrettanto crudele principessa, dai vari assassini mandati dalla regina malvagia. Qui coincidono due aspetti della fiaba: originale l’incontro scontroso con la matrigna che avvelena la ragazza con la mela e il risveglio della stessa causato dal cadere del boccone avvelenato, così Biancaneve viene condotta al castello dove diventa l’amante del re solo per ricevere vantaggi da lui, pur promettendo di sposare il principe. Quest’ultimo però scopre il lato subdolo della fanciulla e dopo aver visto la sua malvagità quando fa indossare i calzari roventi alla matrigna per vendicarsi di lei,la conduce in una stanza semi buia e qui le confessa che intende lasciarla. Così Biancaneve spara al suo futuro marito ma il proiettile rimbalza sull’immagine riflessa allo specchio del principe e colpisce la stessa Biancaneve ferendola mortalmente.

Vi sono inoltre vari film, cartoni animati, video musicali ed opere teatrali tra cui ricordiamo:

-          I due film muti di J. Searle Dawley e Charles Weston ed il cortometraggio “Snow White” dei primi anni novanta di Elsie Albert;

-          “I sette nani alla riscossa”, film italiano del 1951 diretto da Paolo William;

-          “Biancaneve e i tre compari”, film statunitense del 1961 di Walter Lang;

e così via fino all’ultima serie tv tedesca “Biancaneve”, del 2009 di Thomas Freundner.

Tra i cartoni, oltre quello della Disney: “Snow White” della serie “Betty Boop” del 1933 di Dave Fleischner e Roland Crandal, così da arrivare all’ultimo lungometraggio animato del 2009 “Biancaneve e gli 007 nani” di Steven E. Gordon e Boyd Kirkland.

Tra le opere di teatro musicale vi sono:

-          Biancaneve un balletto su musiche di Riccardo Zandonai (1940);

-          Biancaneve e il perfido candore, del 1993, su libretto e musiche di Fabrizio De Rossi Re, opera da camera.

Poi ancora video di cantanti e diapositive stereoscopiche.

E’ arrivato il momento dei saluti, prima però manderemo in onda come è consuetudine, lo spezzone di sigla che vi invitiamo ad indovinare e a scrivere la vostra risposta a : info.frazionehandicap@gmail.com o sul nostro profilo face book.

Questo è tutto, cari ascoltatori, a risentirci come sempre il prossimo giovedì con Frazione Handicap dalle ore 17:00.

Posted in Le mie recenzioni | Leave a comment

06/10/11 Frazione Handicap – Film socialmente utili – A Beautiful Mind

——— — ———
www.frazionehandicapblog.wordpress.com
OGNI GIOVEDÌ POMERIGGIO DALLE 17.00/1730
Programma trasmesso su: www.radioliberatutti.it
——— — ———

[POST PUNTATA]

06/10/11 Frazione Handicap – Film socialmente utili – A Beautiful Mind

Ben trovati amici ed amiche di Frazione Handicap.

Oggi, dopo la pausa estiva, torna la nostra rubrica sull’analisi dei film che vede come oggetto un film del 2001 diretto da Ron Howard: A Beautiful Mind.

La storia narrata in questa pellicola è quella di John Forbes Nash jr.,geniale matematico, uomo brillante quanto particolare che con la sua intelligenza realizza una brillante carriera. Il giovane Nash, interpretato da Russel Crowe, nella prima parte del film riesce ad entrare nel prestigioso Ateneo di Princeton. Qui non fa molta vita sociale, infatti emerge che gli unici suoi due compagni sono il compagno di stanza e le formule matematiche.

Queste formule da cui è ossessionato lo portano verso il traguardo, un Dottorato acquisito con una tesi sulla Teoria dei Giochi, di sole 27 pagine. Al termine degli studi, trovato lavoro presso il Massachussets Istitut of Tecnology (MIT), conferma le sue immense doti matematiche e per questo viene contattato dall’esercito in piena guerra fredda per il suo talento nel decodificare.

In questo luogo viene assoldato da William Parcher per una missione top secret; nel frattempo incontra Alicia, una giovane studentessa di fisica, che presto diventerà sua moglie.

Da questo momento in poi salta agli occhi degli spettatori la sua malattia, una schizofrenia per la quale il pubblico si rende conto che il suo fedele compagno di stanza Charles e Parcher non sono altro che esseri visualizzati soltanto dalla sua mente. In questo momento viene ricoverato in ospedali psichiatrici e manicomi nei quali viene sottoposto a pesanti terapie farmacologiche, ma grazie al sostegno dei familiari, in particolare di sua moglie, arriva oltre a diventare docente alla Princeton, ad essere insignito nel 1994 del Nobel in Economia.

La schizofrenia è una sindrome psichiatrica invalidante che porta il protagonista John ad avere visioni e s compensi. Ma cos’è e come si caratterizza?

La sindrome che prendiamo in esame oggi prende il suo nome dai termini greci quali: schizo e frenos. Queste due parole significano rispettivamente Mente Divisa, e non a caso I sintomi possono essere di due tipi: positivi e negativi.

In entrambi i casi, comunque, ci troviamo nell’ambito di una delle più complesse psicosi, patologie in cui il soggetto perde il contatto con il mondo reale ed il suo rapporto con il piano di realtà risulta essere gravemente compromesso se non addirittura inesistente.

I soggetti che mostrano una sintomatologia “positiva” appaiono come individui particolari, speciali, con una marcia in più rispetto alla gente comune; coloro che invece mostrano sintomi negativi si mostrano come individui privi di motivazione, ostili alle emozioni, con gravi difficoltà nella comunicazione, nel linguaggio, con un’alta incapacità di concentrazione e totale mancanza di piacere, infatti vivono perennemente in uno stato che viene definito appunto anedonia.

Tutte queste persone di solito presentano idee fisse, allucinazioni di vario tipo, delirio e disturbo del pensiero, quindi si capisce come la loro qualità della vita sia fortemente compromessa.

Questa malattia, di solito, si manifesta tra i 15 ed i 25 anni, ma in alcuni casi può manifestarsi anche intorno ai 35 anni, più frequentemente nelle donne che sembra siano maggiormente predisposte a tale patologia.

Gli psicologi e gli psichiatri sono ormai propensi a sostenere che questo disturbo della personalità è dovuto ad un mix di fattori genetici, biologici e psicologici.

Questo è quanto. Noi vi aspettiamo sempre qui su Frazione Handicap; se qualcuno desidera dire la propria ci faccia le sue osservazioni sul nostro blog, sul profilo Facebook o scriva alla nostra casella e-mail.

Posted in Le mie recenzioni | Leave a comment

23/06/11 Frazione Handicap – Film socialmente utili – Habemus Papam

 ——— — ———
www.frazionehandicapblog.wordpress.com
OGNI GIOVEDÌ POMERIGGIO DALLE 17.00/1730
Programma trasmesso su: www.radioliberatutti.it
——— — ———

[POST PUNTATA]

23/06/11 Frazione Handicap – Film socialmente utili – Habemus Papam

Ben trovati amiche ed amici di Frazione Handicap.

Oggi la nostra rubrica cinematografica parlerà del film Habemus Papam, di Nanni Moretti, che ha fatto e farà discutere, , un film che vede come protagonista un Papa, appena eletto, colto da crisi di panico.

Voi ascoltatori penserete: – Cosa c’entra con l’handicap?-

Handicap in inglese significa partire svantaggiati nei confronti degli altri e questo ipotetico Papa parte proprio svantaggiato d’innanzi alla sua elezione in quanto  non si sente all’altezza di tale compito.

Il fantomatico Papa, interpretato da Michel Piccoli, quando con sorpresa scopre di essere stato eletto dai suoi fratelli Cardinali e deve affacciarsi al balcone per rivelare ai Fedeli la sua identità, viene colto da mille dubbi tanto da sfogarsi in un grido liberatorio e rifugiarsi nella Cappella Sistina.

A questo punto i Cardinali, dopo la consultazione di un medico all’interno del Vaticano, si vedono costretti a chiamare uno psicoanalista esterno, per risolvere il problema che all’interno del Vaticano non sanno risolvere.

Lo psicologo, interpretato dallo stesso Moretti, crea scompiglio  confrontandosi con un mondo chiuso nella sua convinzione che chi non ha fede non può capire l’altro. Questi non può utilizzare nessun mezzo per poter fare un’analisi sul paziente, non può fare riferimento ai ricordi e ai sogni, allora consiglia il nome della moglie.

Quando crede sia tutto finito si ritrova rinchiuso nelle stanze del Vaticano perché finchè l’eletto non si presenta alla folla non può uscire niente e nessuno da quelle mura.

Da questo momento in poi viene a crearsi una situazione difficile da gestire: il nuovo Pontefice, scortato, esce dalla protezione ossessiva del Vaticano e arriva nello studio della moglie.

Questa operazione non avviene senza un colpo di scena, infatti il Pontefice fugge intenzionalmente dalla scorta e vaga per le vie di Roma, lasciando di stucco il suo portavoce che farà di tutto per non allarmare l’intero Conclave.

Nel film è esplicito che tutti noi siamo degli attori nella nostra vita. Infatti il protagonista nel periodo in cui esce da quella strada che ha preso e ritiene sia la più giusta per lui, si ritrova a riconsiderare la sua scelta. Egli, trovandosi per caso un alloggio di fortuna in un albergo che a sua insaputa ospita una compagnia teatrale, ha modo di esplorare un mondo altro che si rivela ai suoi occhi dinamico e lineare, anche senza quel punto di riferimento tanto caro alla chiesa.

E’ da qui che parte il viaggio di un uomo apparentemente forte ma che porta dentro di sé un’ insoddisfatta lacuna: egli inoltre voleva diventare attore ma fu respinto dall’accademia di recitazione.

Questo dimostra a tutti noi che ognuno ha dei lati nascosti che ,quando meno te lo aspetti ,saltano fuori.

Creiamo situazioni che la gente intorno a noi non riesce a capire e dalle quali solo tramite un’attenta analisi possiamo venire fuori. Mentre il protagonista tenta di risolvere il problema, all’interno del Vaticano lo psicologo, per passare il proprio tempo, organizza tornei di pallavolo, anche per distrarre i Cardinali dalla situazione che si è venuta a creare, ma i Cardinali non sono molto entusiasti.

A questo punto il portavoce del protagonista si vede costretto a rivelare come stanno le cose e messo a votazione il prelevamento di un uomo confuso si ritrovano a fare un blitz in quel teatro dove sta recitando quella compagnia tanto cara al Pontefice.

Rientrato tutto alla normalità il protagonista svela senza timore la sua identità e confessa sinceramente l’incapacità ad assumere un compito così pesante e per lui in questo momento oppressivo.

Come il protagonista del nostro film fece anche Papa Celestino V, che fu il 192mo vescovo di Roma  e che dopo la sua elezione del 5 luglio 1294, rimase in carica dal 29 agosto 1294 al dicembre dello stesso anno.

Nelle sue intensioni c’era di espandere il suo pontificato oltre i confini dello stato Pontificio ed esercitare il proprio ministero anche lì.

Non fu l’unico ad abdicare, come lui abdicarono anche San Clemente I e Gregorio XII. Celestino V è festeggiato dalla Chiesa il 19 maggio, perché venerato come Santo. E’ anche patrono di Isernia, città che gli diede i natali, compatrono dell’Aquila, Urbino e della regione Molise.

Tutti e tre questi Pontefici ebbero il coraggio di dimettersi, perché non in grado di assumere il comando e portare avanti il compito che si erano prefissati.

Chissà perché il nostro protagonista ha fatto questa scelta, secondo me, Moretti non ha narrato la verità in questo film. Per me oltre al fatto di voler diventare attore c’è qualcosa di altro che né il regista, né gli sceneggiatori hanno detto, per questo invito tutti gli ascoltatori a lasciare un commento sul nostro profilo o sul nostro blog.

Lo spazio a nostra disposizione è terminato, noi di Frazione Handicap vi diamo appuntamento al prossimo giovedì, per un’altra nuova ed entusiasmante puntata.

Posted in Le mie recenzioni | Leave a comment

Lei è

Ace of Base – Beautiful Life

Fiore nel deserto
Onda del mare
Oceano da navigare.

Animo da esplorare
Donna da amare
Perla da lucidare.

Umana da rispettare
Foglio da usare
Pietra da levigare.

Carta da riciclare
Bocca da sfiorare
Petalo da conservare.

Consiglio da accettare
Premio da conquistare
Terra da coltivare.

Coltello da schivare
Pensiero da ascoltare
Occhio da guardare.

Filosofia da studiare
Pane da mangiare
Cielo da scrutare.

Vita da salvare
Dinamismo da invidiare
Corpo da spogliare.

Stella da ammirare
Madre da ascoltare
Ardore scoperto.

Posted in L'arte del sapere | 3 Comments

Bella

Lorenzo Giovanotti – Bella su YouTube

Sei bella, bella più di te c’è solo una stella
Hai i capelli fluenti e dorati
Come la pioggia che scende dagli abeti a Natale,

sei la mia Oasi privata dove mo abbevero quando ho sete
sei candida più di un Angelo
sei pura, semplice e avvenente
come l’acqua di un torrente.

Io ostinato, cocciuto e invadente
Sfoglierò la tua corolla finché
M’ama non m’ama

Varcherò la soglia del tuo cuore
Carpe diem perché l’attim0 è fuggente
Ed io ti sento sempre nella mente.

Teneramente tuo Carlo

Posted in L'arte del sapere | Leave a comment

La Guerra

Alberto Sordi – La Grande Guerra su YouTube

COS’È OGGI GIORNO LA GUERRA, E SOPRATTUTTO CON COSA LA SI FA?

La guerra è una forma dì litigio piuttosto grave che avviene tra due etnie, o all’interno di una stessaetnia, e questo porta a catastrofiche conseguenze.
Ora, dico io, siamo ormai nel duemilauno, anzi siamo ormai alla fine di questo guerresco anno, e ancora non abbiamo trovato un miglior modo di fare di codesto litigio un gioco.
E’ possibile nell’era digitale si combatta ancora con armi ed uomini veri?
Non si potrebbe digitalizzare anche la guerra? Abbiamo digitalizzato persine la prediletta spesa, quel breve lasso di tempo che passiamo all’interno del supermercato in compagnia del nostro (affittato) carrello, a scegliere prodotti da portare a casa, non vedo per quale motivo non potremmoportare nel mondo digitale anche la guerra.
Un motivo ci sarebbe pure ma non lo trovo giusto, non trovo giusto che delle persone paghino con la propria vita le colpe commesse da un malvagio uomo.
Infondo il mondo è un grande gioco evolutosi nel tempo, comandato da una o più entità superiori a noi di cui non sappiamo e non sapremo mai dire perché sia o siano superiori, se non quando ci manda in pensione.
In pensione, sì, proprio in pensione, perché egli per me è come un bambino che gioca con uno di quei plastici che rappresentano una città in miniatura ed interagisce con dei pupazzetti; quei pupazzetti siamo noi, noi uomini ed il plastico è il sistema solare.
A noi ci ha collocato su un pianeta che lui stesso in passato decise di chiamare terra, il primo Dio, se così vogliamo chiamarlo credo sia morto, al suo posto ha lasciato un pronipote prescelto, che a sua volta lascerà il posto ad un prescelto, maschio o femmina.
La fine del mondo accadrà, se accadrà, soltanto quando si stuferanno di giocare, o quando finiranno i pronipoti, o quando finirà la democrazia, oppure mai perché scambiano il gioco con un altro Dio.
Basterebbe un Risicò in cd-rom dove fare guerra dove, come e quando si vuole.
Ci rimetterebbero i produttori di armi, nello stesso tempo però guadagnerebbero le fabbriche di cd-rom.
E’ vero non essendoci più cali demografici non sapremmo come sfamare la popolazioni, un rimedio ci sarebbe: gli alleati di una nazione in guerra invece di sprecare soldi in occorrente bellico, spendessero soldi per aiutare i paesi poveri.
Le caserme infine formassero gente addetta ad apparecchiature sofisticate come i  computers.

Carlo Gentili

23 dicembre 2001

Posted in L'arte del sapere | Leave a comment

La nave

Ce ne so’ tanti de goji su sta nave
Ricconi in viaggio, emigranti
Su sta nave de goji ce ne sò proprio tanti

Si celebrano matrimoni su sta nave
Il prete è il capitano che vestito di bianco
Sembra quasi del cielo il burattinaio stanco

A volte su sta nave ce sò le risse pe’ il potere
Il potere fa gola a tutti, ladri e dementi
Ci si può innamorare su sta nave come deficienti

A volte però l’amore non corrisponde al volere
Perché non è dato sapere
C’è pure il gojo che di notte,
senza saperlo, va incontro alla morte

ce ne so tanti de goji su sta nave
ricconi in viaggio, emigranti
su sta nave de goji ce ne so proprio tanti.

Carlo Gentili

Anno 2003

Posted in L'arte del sapere | 1 Comment

Hello world!

Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start blogging!

Posted in Le mie recenzioni | 1 Comment